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venerdì 1 gennaio 2010


Grand Theft Auto: Episodes From Liberty City[Megaupload]

Come molti di voi già sapranno, in occasione della release di The Ballad of Gay Tony, ultima espansione prevista in esclusiva per l’utenza Xbox 360 Rockstar ha pensato bene di lanciare sul mercato anche Episodes from Liberty City, un titolo stand alone che, oltre al sopracitato DLC, racchiude in un solo disco anche il precedente The Lost and Damned. Alla luce di due versioni di tali contenuti, la domanda che vi starete senz’altro facendo è quindi la seguente: supporto fisico o digital delivery?Il primo aspetto da considerare, nonché uno dei più importanti, riguarda la natura stessa del prodotto. Episodes From Liberty City è infatti un titolo stand alone, e ciò vuol dire che per essere giocato non è necessita di una copia di Grand Theft Auto IV. Malgrado sia innegabile che tale caratteristica sia del tutto superflua per i possessori del suddetto titolo, è altrettanto vero che chiunque si fosse liberato prematuramente dell’avventura dedicata a Niko Bellic, avrà più di un motivo per orientarsi verso questa versione pacchettizzata. Sebbene lo stesso ragionamento valga anche per chi non avesse ancora potuto o voluto di immergersi nella Liberty City di nuova generazione, in questo è necessario fare alcune considerazioni. All’epoca della sua release, nell’aprile del 2008, Grand Theft Auto IV fu infatti in grado di stupire tanto la critica quanto il pubblico grazie a molte delle sue feature; a distanza di oltre un anno da quella data, però, non si può certo dire che il primo impatto con la realtà di gioco sia altrettanto stupefacente.Questo non vuole certo dire che le due espansioni in questione non siano in grado di garantire un’esperienza divertente e appassionante ma solo che, con il passare del tempo, i limiti del prodotto di base, sia in quanto a realizzazione tecnica che a struttura di gioco, si stanno facendo più evidenti.Al di là di problematiche più o meno significative, non bisogna però trascurare quella che è la qualità complessiva dell’esperienza. Come avrete senz’altro letto sulle pagine di Eurogamer.it (dove trovate le recensioni di entrambi i DLC), queste due espansioni non solo hanno innalzato notevolmente gli standard qualitativi e quantitativi delle espansioni videoludiche, ma si sono rivelate in grado di proporre un’esperienza di gioco tanto divertente quanto quella offerta da GTA IV.Rockstar ha realizzato due episodi molto diversi l’uno dall’altro ma entrambi ricchi sia dal punto di vista dell’azione che per ciò che concerne la struttura narrativa (con costanti intrecci tra le varie trame, compresa quella di Niko Bellic). Che preferiate le drammatiche e intense vicende di Johnny Klebits o l’avvincente e spettacolare avventura di Luis Lopez, il divertimento è infatti garantito. Il tutto in un’esperienza complessiva la cui durata supera le 20 ore di gioco.Vale dunque la pena di spendere qualche euro in più per portarsi a casa una versione pacchettizzata, stand alone, delle due espansioni di GTA IV? Come avrete senz’altro intuito non esiste una risposta oggettiva a questa domanda ma, al contrario, starà a voi valutare l’eventuale acquisto in base alle vostre abitudini e preferenze. Al di là di tutto una cosa è però certa: Episodes From Liberty City è un prodotto di indiscutibile valore, le cui qualità, racchiuse in due avvincenti episodi, risulteranno difficilmente deludenti.

Informazioni sul gioco:Regione: Region FreeData di lancio: 29 Ottobre 2009Genere: AzioneGiocatori: 1 (fino a 16 online)Lingua: Inglese con sottotitoli Francese, Tedesco, Italiano e Spagnolo.

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BUON DIVERTIMENTO!!!



Avatar[Megaupload]
NUOVO MONDO
L’ambientazione principale del titolo è quasi tutta giocata su un pianeta alieno di nome Pandora, per chi si fosse perso qualche tassello dell’anteprima del gioco o per quelli che non hanno mai sentito parlare di Avatar, sappiate che il gioco si basa sulla nuova pellicola di James Cameron e principalmente andremo ad imbatterci nella solita guerra fra umani e alieni – di cui il campo di battaglia non sarà la Terra ma un pianeta di nome Pandora molto simile ad essa. In verità, gli alieni non saranno proprio tali ma degli “avatar” creati in laboratorio dagli stessi umani e chiamati Na’vi: successivamente questi esseri si ribelleranno agli umani e grazie a questo incidente partirà una lotta senza quartiere per la riconquista da parte della razza umana del pianeta di Pandora. Diciamoci la verità, la storia alla base del film/gioco è il solito minestrone riscaldato: Avatar resta un buon titolo che potrebbe anche appassionare il giocatore più navigato dagli action in terza persona, purtroppo, come sempre accade in giochi di questo stampo, il vero fattore di noia è dovuto da un gameplay praticamente sempre uguale dall’inizio alla fine e da un livello di difficoltà praticamente inesistente – basterà un pomeriggio di gioco per arrivare al fatidico the end.
UMANO O NA’VI?
La campagna in single player si divide principalmente in due segmenti di gioco, visto che la stessa pellicola racconterà le gesta di un marine e di un Na’vi molto speciale, anche il gioco ci permetterà di cambiarci d’abito e di impersonare sia un soldato corazzato che un abitante di Pandora. Principalmente l’dea del doppio personaggio è assai promettente anche per quanto riguarda la scelta del gameplay perché se sceglieremo di schierarci con gli umani avremo a disposizione una vasta scelta di armi e anche qualche potere bio cibernetico che la nostra corazza potrà fornirci. Scegliendo il pelle blu, invece potremo contare solo sulla nostra forza fisica e atletica e su un gameplay orientato più allo stealth che non all’action puro
(ovviamente presente ma in minor quantità).
Dopo la dura scelta del personaggio, che avviene circa un ora dopo aver iniziato il gioco, andremo dunque a scontrarci con una serie di missioni inerenti ad entrambi i ruoli. Cacciatori e difensori per quanto riguarda i Na’vi e occupatori e distruttori per quanto riguarda i marine. Purtroppo però, sia che si scelga di combattere per la sopravvivenza o per la riconquista del pianeta, Avatar si dimostra essere un gioco frettoloso e mal gestito, soprattutto per quanto riguarda la linearità delle missioni e ancora di più per la sovrabbondanza dei maledetti muri invisibili che danneggiano prepotentemente l’ambientazione del gioco. Essendo su un pianeta alieno di notevole dimensione, mi sarei aspettato degli schemi abbastanza grandi e invece tutto si risolve nei soliti livelli preconfezionati e divisi in sezioni da attraversare per portare a termine un determinato compito e passare al successivo. Un vero peccato perché una scelta libera degli eventi, avrebbe giovato pesantemente al solito gameplay confezionato e chiuso che i programmatori hanno pensato.
TUTTO IL VERDE DI PANDORA
E veniamo dunque a parlare del piano grafico generale. Avatar non possiede di certo la forza per gareggiare con altri titoli tripla A sul mercato ma la visione complessiva del titolo riesce comunque ad immergere il giocatore in un pianeta ostile e lussureggiante, pieno di flora e fauna dal design parecchio azzeccato. Tutto quello che riguarda la modellazione del pianeta potrebbe davvero lasciare a bocca aperta per qualche ora per poi annoiare anche la persona che non ha mai visto un bosco in vita sua – questo perché le scenografie sono praticamente sempre le stesse e quando ci si aspetta qualcosa di nuovo, principalmente non arriva, mai. Per quanto riguarda modellazione e animazione dei marine o dei Na’vi, il tutto risulta nella media. Nota assolutamente dolente per quanto riguarda le texture generali: belle e a volte stupende per il panorama, piatte e a volte pasticciate per tutto il resto (assolutamente improponibili negli ambienti interni degli edifici). Applauso dunque ai programmatori per quanto riguarda gli scorci paesaggistici ma bacchettata sulle mani per tutto il resto. Di ultima nota, segnalo che il gioco può essere lanciato sia sotto directx 9.0 che le 10 ma purtroppo non si denota alcuna vera differenza a livello grafico se non un uso più genuino per quanto riguarda l’illuminazione dinamica che sotto Vista sembra essere parecchio arricchita. Il motore del gioco resta comunque abbastanza elastico anche installando il titolo su macchine datate di qualche anno.
Informazioni sul gioco:
Anno di rilascio: 2009
Genere: Action (Shooter / Slasher) / 3D / 1st Person / 3rd Person
Sviluppato da: Ubisoft Entertainment
The Publisher: the ubisoft
Piattaforma: PC
Spazio su HD: 4,4 GB

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BUON DIVERTIMENTO!!!

domenica 27 dicembre 2009


Post Mortem[Megaupload]
OMICIDI E BELLE EPOQUE
Parigi, 1925. Mentre la luna illumina tenuemente i tetti delle ville settecentesche e delle casupole popolari, nella camera 507 dell'Hotel Orphee una coppia registrata sotto il nome di coniugi Whyte stanno concupendo felici nel loro talamo. Improvvisamente, un uomo con una maschera fa il suo ingresso nella stanza, uccide i coniugi staccando loro la testa e li abbandona lì con una moneta antica in bocca.
La sera dopo, alla porta di Guss McPherson, investigatore americano dalle doti sensitive ritiratosi a Parigi per vivere come artista, bussa la bella e conturbante signora Black, che gli offre una cifra ingente per indagare sull'omicidio di sua sorella (la signora Whyte, appunto) e per rinvenire un'antica reliquia sottratta dalla scena del delitto.Ha inizio così l'indagine più intricata e misteriosa che McPherson si sia mai trovato a dover affrontare.
UNA NUOVA AVVENTURA DA MICROIDS
In un periodo nel quale il mondo videoludico sembra essersi specializzato in saghe e seguiti vari, la Microids si dedica a titoli totalmente nuovi e cerca di aprire nuove strade ad altre interessanti storie. È stato il caso di Syberia, la bellissima avventura grafica curata da Benoit Sokal e che non ha mancato di stupire quest'estate, ed è pure il caso di questo Post Mortem, nuova avventura grafica che ci presenta il personaggi di Guss McPherson, giovane ed emanciato artista con un passato da investigatore privato, interrotto a causa delle sue continue “visioni” relative ai casi che affrontava. Così come per Syberia è in preparazione un seguito, credo che in futuro sentiremo ancora parlare del buon McPherson...Tornando a Post Mortem, comunque, dirò che è un'avventura grafica dal taglio molto poliziesco, ma sarebbe meglio dire “giallo–thriller”: in essa dovrete letteralmente indagare su un omicidio, dipanando la matassa tramite il ragionamento, il dialogo, l'astuzia (anche la fortuna, perché no?) ed in parte anche attraverso le visioni che sporadicamente faranno visita al povero Guss sottoforma di brevi e terrificanti fotogrammi. Come in un romanzo di Edgar Allan Poe, l'intelligenza e la follia umana si mischiano a leggende e superstizioni più reali dell'aria che respiriamo, fino a quando non finirete con l'avere un quadro completo eppure assurdo dei fatti accaduti.
IN GIRO PER PARIGI
L'interfaccia esplorativa del gioco è la medesima di giochi come Myst o Atlantis: vedrete il mondo intorno a voi nella soggettiva di McPherson guardandovi liberamente intorno a voi, ma non potrete “vagare” a piacimento come capita negli FPS; in pratica, ogni locazione ha determinati “punti” in cui potrete “sostare” per guardarvi intorno e interagire con oggetti e persone, oppure con i “collegamenti” agli altri “punti di stazionamento”. Credetemi: vederlo è più semplice che spiegarlo.
Per i più tecnici dirò che le locazioni sono indubbiamente state realizzate con un motore 3D, ma il risultato in-game è semplicemente un artificio bidimensionale.
Quando il cursore del mouse passerà su un elemento con cui è possibile interagire la sua grafica cambierà di conseguenza, indicandoci se è possibile usarlo, raccoglierlo, zoomare l'inquadratura, parlarci, spostarvisi eccetera, il tutto cliccando col tasto sinistro. Nel caso di un altro personaggio, si aprirà la finestra di dialogo, in cui potremo scegliere le battute da dire tra un elenco che si verrà a creare e modificare durante il gioco.
Cliccando col tasto destro apriremo, per così dire, la valigetta di Guss, ed al suo interno troveremo l'inventario degli oggetti raccolti, una cartina di Parigi (utile per raggiungere istantaneamente un'altra locazione) ed un taccuino (tramite il quale accederemo alle opzioni di gioco, compreso il salvataggio e il caricamento delle partite).Molti degli enigmi che McPherson dovrà superare per giungere al bandolo della matassa avranno più di un metodo di risoluzione: può darsi pertanto che alcuni elementi che attireranno la vostra curiosità possano poi rivelarsi inutili, così come alcuni oggetti che potrete ricevere o raccogliere (poiché avete superato l'enigma a cui sono legati in altro modo). Il gioco modifica comunque la sua struttura in modo che sia sempre possibile andare avanti e nel contempo eliminando gli oggetti non ancora trovati che in seguito non vi serviranno più.
REALIZZAZIONE TECNICA

La realizzazione grafica degli ambienti è molto ben realizzata e dettagliata: in verità non ho mai visto un utilizzo così gradevole del sistema grafico di Myst, che finalmente non dà l'impressione di essere all'interno di una “sfera” (anche nel più recente Atlantis3 era così) ma trasmette veramente l'impressione ottica di un ambiente tridimensionale. Complice di questo successo è anche la scelta di non implementare come elementi mobili dei “mini-filmati” ma dei veri e proprio modelli 3D, che in linea di massima si fondono discretamente con l'ambiente 2D, anche se è consigliabile attivare l'antialiasing per diminuire un'insuperabile effetto “stridio” tipico della fusione 2D-3D.I modelli 3D, purtroppo, sono pochi e poco dettagliati: se si escludono alcuni personaggi chiave, pure non realizzati in maniera eccelsa, la maggior parte dei soggetti sono proprio insipidi e sembrano appena usciti da programmi di modelling molto commerciali ma poco professionali.
Le cose migliorano notevolmente in presenza di animazioni, visto che sono state tutte realizzate direttamente sul motore grafico originale (e quindi in vero 3D) ma grazie alle telecamere fisse ed alle aree riprese molto limitate mantengono un elevatissimo grado di fluidità. Le cinematiche, infine, sono ben realizzate dal punto di vista degli ambienti e delle animazioni, ma piuttosto bruttine come soggetti visto che sono comunque realizzate sui modelli stessi del gioco. Tutta la mole grafica (filmati compresi) è realizzato alla non sgradevole (ma neppure eccelsa) risoluzione di 800x600.
Un grosso problema della grafica che ho riscontrato è la presenza di alcuni “glitch”: in pratica le due onnipresenti bande nere alle estremità superiore ed inferiore dello schermo (quelle che danno l'effetto cinematografico 16:9) talvolta diventano improvvisamente bianche, cosa che è decisamente fastidiosa, specie perché tutta la grafica è molto scura e cupa e viene rapidamente nascosta e rovinata da una fonte di luce intensa (come un'area dello schermo bianca).
Se la grafica ha mostrato questi problemi, niente da eccepire per quanto riguarda l'audio: le musiche sono molto d'atmosfera, inquietanti e quasi lugubri, particolarmente indicate per un titolo ad alta concentrazione quale è Post Mortem; i doppiaggi sono altresì ben realizzati, anche se è ovvio che certi personaggi ci perdano in stile parlando in italiano piuttosto che in francese lontano.
GIOCABILITA' E LONGEVITA'

Post Mortem è un gioco avvincente e coinvolgente: la trama è interessante sin dalle prime battute (cioè quando ci viene proposto il caso) e diventa via via più stimolante man mano che la matassa si dipana (o s'ingarbuglia) davanti ai nostri occhi. Il fatto, poi, che molti enigmi possano essere superati in diversi modi o in diverso ordine è segno di un'elasticità e di una libertà mentale concesse al giocatore che si antepongono ai “binari fissi” che molto spesso bisogna seguire nelle avventure grafiche.
Detto questo, c'è da dire che alcuni enigmi di Post Mortem sono piuttosto ostici: solo io so quanto ho maledetto cose come il quadro falso, la serratura da scassinare o l'identikit da ricreare!
Una difficoltà che controbilancia uno storyboard invero piuttosto breve: dall'inizio alla fine del gioco, infatti, facendo tutte le cose giuste ci sono non più di 4-5 ore di gioco, suddivise tra gli enigmi il tempo impiegato nei dialoghi i quali, ahimé, sono composti da lunghe battute che non si possono saltare. La durata non è poi così breve(4-5 ore sono la media di qualsiasi avventura grafica, alla fin fine) ma a conti fatti gli enigmi sono un po' pochini; peccato, perché quelli presenti sono davvero ben realizzati.
CONCLUSIONI
Per un appassionato di avventure grafiche, Post Mortem è una bella sfida; per un appassionato di gialli e di thriller alla Edgar Allan Poe è un gioco da provare assolutamente. In, generale, però, dispiace che non siano stati curati maggiormente alcuni dettagli tecnici e soprattutto la lunghezza del gioco stesso...
Confidiamo comunque di risentir parlare di Guss McPherson in un futuro non troppo lontano.
Requisiti di sistema:
Intel Pentium II, 64 MB di RAM,
scheda grafica 16 MB, CD-ROM 16X,
DirectX 8.1, 470 MB liberi su hard disk

I link per scaricarlo:

http://www.megaupload.com/?d=OJ35Q7F4
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BUON DIVERTIMENTO!!!

venerdì 25 dicembre 2009


Fuel[Rapidshare]
Una delle principali caratteristiche positive del gioco, per la quale si è parlato tanto bene nelle ultime settimane, è la sua realizzazione da parte del team di sviluppo molto precisa e da record (con l’inserimento all’interno del Guinness dei Primati), che ha portato alla creazione di un’area di gioco molto vasta. Sono quattordicimila i chilometri quadrati che potremo percorrere all’interno della nostra vettura.
Fuel ci mette a disposizione due diverse modalità di gioco, che potremo scegliere a partire dal menu iniziale di gioco. Potremo scegliere di percorrere le strade senza un vero motivo, cercando qualche compito da svolgere che eventualmente potrebbe arrivare durante le nostre scorribande in piena spensieratezza oppure scegliere le varie gare che il videogame offre.
Entrambe le modalità hanno degli aspetti positivi e allo stesso tempo negativi. Mentre nel primo caso dopo un po’ di tempo che gironzoleremo liberamente per le vie disponibili ci annoieremo perché siamo alla ricerca di qualche gustoso obiettivo da raggiungere, nel secondo caso oltre alla gara vera e propria resterà ben poco da fare in modo attivo.
E’ probabile quindi che dopo aver giocato con la prima modalità ci verrà voglia di sperimentare le gare, ma successivamente ritorneremo alla modalità libera, che comunque sarà un buon modo per giocare rilassandosi, ma non troppo, almeno fino a quando ci potremo riposare e guidare liberamente.
C’è poi una terza scelta, la modalità di esplorazione, che permette di osservare i punti più panoramici delle ambientazioni in cui si svolge il gioco, senza dubbio belli da vedere ma naturalmente poco significativi ai fini delle azioni di gioco vere e proprie.
E’ da dire anche che nelle due modalità avremo a disposizione compiti davvero ben diversi tra di loro. Le gare singole sono infatti delle sfide puramente di corsa o di abilità alla guida che sicuramente costituiranno un ottimo modo per divertirsi e mettersi alla prova ottenendo dei preziosi punti che ci faranno proseguire con maggiore facilità nel gioco.Le sfide che dovremo affrontare nella modalità libera invece sono dei compiti un po’ più variegati e originali. Si tratterà di raggiungere degli obiettivi che hanno sicuramente a che fare con la corsa
Raccogliere punti ci servirà nella gran parte dei casi a rendere sbloccate le aree di gioco. Sono infatti diciannove in totale le zone in cui potremo passeggiare con la nostra auto, ma dovremo sbloccarle una ad una andando avanti nel gioco principale e conquistando punti Fuel e popolarità all’interno del gioco. Potremo farlo scegliendo il livello di difficoltà che più ci sembra adatto alle nostre capacità, tra principiante, esperto e veterano.Ecco quindi che scopriamo il vero segreto di Fuel, quello di permettere al giocatore di scegliere ciò che vuole fare in qualsiasi modo, avendo libera possibilità di scelta tra gioco libero, missioni da svolgere, gare di diverso tipo, difficoltà nel gioco e comunque sempre con la possibilità di utilizzare un aiuto importante, quello offerto dal GPS, che permetterà al guidatore di non perdere l’orientamento in un’area così troppo vasta.Per quanto riguarda il gameplay, tutto è reso per essere nella maniera più semplice possibile. Gli sviluppatori hanno fatto di tutto per far concentrare il giocatore sul suo obiettivo primario, quello di correre, guidare e realizzare degli obiettivi. Questo purtroppo va naturalmente a discapito della possibilità di personalizzare secondo le proprie preferenze il gioco, le gare, le azioni, le auto (che comunque sono offerte in un’ampia gamma di modelli) e gli oggetti che incroceremo durante le nostre gare.
D’altronde (questo il giocatore deve tenerlo sempre in mente) si tratta di un gioco di guida arcade, quindi poca importanza sarà data alla personalizzazione delle caratteristiche tecniche delle vetture che utilizzeremo per giocare. L’unico obiettivo del gioco è quello di farci prendere in mano un’auto e farci correre.
Comunque questo non vuol dire che il gioco non sappia offrire un grande divertimento, in aumento spropositato se giochiamo in modalità multiplayer in rete, grazie alla possibilità di effettuare sfide con fino a sedici giocatori in contemporanea. Per quanto riguarda la grafica del gioco, niente di negativo possiamo affermare sugli effetti visivi, gradevoli da vedere anche se non troppo “speciali”.
Poco originale è però l’audio, che non ci regala molto di più di qualche brano musicale di sottofondo che accompagna le gare e di un rumore del motore delle autovetture praticamente sempre uguale.
e l’abilità su strada, ma che consisteranno ad esempio anche nel raggiungimento di altre auto che dovremo cercare di bloccare.
Requisiti minimi di sistema:
Intel CPU: Core 2 Duo E6600 2.4 GHz
Nvidia graphics card: GeForce 8800 GT
Direct X9
Ram: 2 Gbs
Hard drive space: 8 Gbs

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BUON DIVERTIMENTO!!!